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ARTSIOM DI ENNIO BURO

ARTSIOM DI ENNIO BURO - Comitato Padova Est

Alla prima riunione dell'associazione Aiutiamoli a Vivere, a cui partecipammo per far piacere ad un amico, eravamo molto scettici: Chernobyl era un concetto astratto, un paese lontano, una disgrazia quasi dimenticata!

Alla prima riunione dell'associazione Aiutiamoli a Vivere, a cui partecipammo per far piacere ad un amico, eravamo molto scettici: Chernobyl era un concetto astratto, un paese lontano, una disgrazia quasi dimenticata! Trovammo una trentina di persone, di cui alcune aderivano all'iniziativa già da diversi anni. Ci spiegarono subito le motivazioni: trovare famiglie disposte a ospitare un bambino bielorusso per 35 giorni, tra settembre e ottobre. Ma percheÅL portare bambini bielorussi in Italia? Quali sono i loro problemi familiari? Sono ammalati?

Che cosa dobbiamo fare e come dobbiamo comportarci? Come possiamo intenderci con la lingua?

A tutte le domande i responsabili diedero risposte chiare ed esaurienti. Nonostante i dubbi, alla fine ci decidiamo e diamo l'assenso. Il giorno dell'arrivo, eccoci tutti davanti al piazzale della Chiesa di Noventa ad aspettare il bus. I bambini scendono ad uno ad uno. Tutti biondi e pallidi. Quelli che vengono per la prima volta si guardano intorno spaesati, gli altri corrono ad abbracciare le famiglie che li hanno già ospitati. Finalmente incontriamo il ragazzo che ospiteremo noi: si chiama Artsiom, ha 9 anni ed è alto per la sua età. Lo portiamo a casa e, data l'ora, gli mettiamo davanti un piatto di pastasciutta. Non ha certo problemi di inappetenza, anche se mangia lentamente, gustando tutto, senza la nostra ansia e frenesia. Scopriamo subito una bella abitudine: alla fine di ogni pasto, Artsiom ringrazia mia moglie e le dà un bacio. Dopo il pranzo il bambino apre il suo bagaglio (una sacca di tela), che contiene quasi esclusivamente regali per noi: un servizio di bicchierini di cristallo, una bambolina di paglia e lino, e dei dolci. Gli effetti personali consistono in un cambio di biancheria e nel vestito buono per la scuola: tutto dignitoso e pulito. Sul comò della camera Artsiom mette

subito la foto dei genitori e un'icona della Madonna. Un pò alla volta lo riforniamo di vestiario, raccolto dalle famiglie, che si scambiano i capi secondo le taglie. E la lingua, che sembrava un problema? Non lo è: con i gesti, un vocabolario e i verbi all'infinito, ci si capisce. Comincia

anche l'iter scolastico: accompagnare Artsiom a scuola, andarlo a prendere, esattamente come

facevamo coi nostri figli. Appena pranzato mi fa vedere i voti e fa i compiti.

Il primo pomeriggio di sole partiamo a Sottomarina. 
Non dimenticherò mai la felicità di Artsiom nel vedere per la prima volta il mare e nel tuffarsi in acqua!

Altre esperienze nuove per lui sono i monti - in Bielorussia non ci sono ne i monti, ne il mare - e così

pure cogliere fichi e uva. Non può mancare una gita a Venezia, col vaporetto che fa tutte le fermate!

Alla fine del soggiorno accompagniamo Artsiom al bus. Ha tre valigie, cariche di giocattoli e di vestiario per lui e per i familiari. I limiti di peso consentiti sono superati di gran lunga, ma confidiamo nella bontà dei controllori. D'altronde, abbiamo lasciato scegliere ad Artsiom che cosa caricare, e non gli è stato facile rinunciare a qualcosa! Al momento della partenza vedo scendere un lacrimone dai suoi occhi azzurri: ci mettiamo tutti a piangere e ci salutiamo con un arrivederci. A settembre

2001 lo aspettiamo infatti per la seconda volta. La gioia che ci ha portato in questo mese Artsiom è

stata molto superiore alle nostre aspettative ed ha fugato tutti i dubbi che avevamo!

Ennio Bruno